antiorario

Il mio annus horribilis

Pagina di calendario strappata del 31 dicembre

Durante le feste del 2019 abbiamo trascorso un mese in Italia, lavorando in remoto per un po’, vedendo famiglia e amici, e coronando il tutto con qualche giorno in Sicilia, dove non ero stato da oltre trent’anni. Qualche giorno prima di capodanno, mentre uscivo uno dei miei ristoranti preferiti a Imola, mi hanno dato un calendario giornaliero del 2020, di quelli con il santo del giorno. Il mio primo pensiero è stato che tra il lavoro e tutti i viaggi che avevamo in programma per tutto l’anno saremmo rimasti indietro e avremmo dovuto strappare intere settimane alla volta.

Ovviamente è successo tutt’altro, e quel calendario è diventato uno degli elementi più costanti dell’anno, parcheggiato com’era sulla scrivania del salotto, a cui alla fine sono rimasto seduto per gran parte delle mie giornate quando il lavoro a distanza è diventato la norma. Anche se non sono potuto tornare in Italia, almeno una volta al giorno il nome di un santo mi ha fatto fare due risate, mentre strappavo ancora un’altra pagina.

Non sono molto per le retrospettive dell’anno passato, che finiscono per essere o fastidiose nel loro compiacimento o del tutto inutili, ma se c’è un anno che ne merita una è il 2020. Sono molto consapevole del fatto che sto scrivendo da una posizione privilegiata, visto che l’effetto peggiore della pandemia sulla mia vita personale è che non sono riuscito a tornare in Italia svariate volte durante l’anno. E, meglio ancora, non sono mai stato costretto a tornare, nonostante quanto siano state stupide, folli e preoccupanti le cose a casa.

Mi piace trovare il lato positivo: i primi due mesi di lavoro a distanza (ma anche il tapis roulant della nostra vicina di sopra) ci hanno dato la spinta necessaria per metterci sul serio a cercare una casa da comprare. È stato il nostro hobby per tutta l’estate, fino a quando non abbiamo trovato un posto molto cool in cui ci siamo trasferiti a novembre. Niente più lotte per il bagno, niente più giornate passate a lavorare in camera da letto, e niente più bestemmie perché la cucina è troppo piccola. Ora ho anche una stanza mia in cui posso far cigolare il violino senza infastidire i vicini.

Nel mezzo di tutto questo, l’immigrazione americana si è risvegliata e sono diventato cittadino. Ho anche votato alle elezioni presidenziali, contrariamente a quanto anticipato.

Quindi sì, sono molto privilegiato perché posso guardare indietro al 2020 e non odiarlo del tutto. Sono sicuro che mi porterò dietro l’ansia che mi ha dato durante il nuovo anno, se non per molti anni a venire, ma se questo è l’unico prezzo che dovrò pagare, dai pu.

Poi ho letto anche qualche libro

Almeno finché la ricerca della casa non ha cominciato a divorare il mio tempo libero, ho provato a leggere quanti più libri ho potuto, con risultati ottimi rispetto agli anni precedenti. C’è chi mi dirà che finire sedici libri non è granché, ma per me è un successone. I miei preferiti sono stati i tre romanzi di Ben Fergusson, che mi fanno venire voglia o di scrivere di più (il punto di partenza è molto basso, quindi è facile) o invece di attaccare la tastiera al chiodo e basta: