antiorario

Il labbro pendulo di Telecom Italia

Vari sintomi mi fanno pensare che il cliente-tipo di Telecom Italia sia un ometto (nel senso di maschio italiano di bassa statura fisica e morale) di scarso quoziente intellettivo e che ha poca dimestichezza con la tecnologia. D’accordo, quella della bassa statura è un colpo—per l’appunto—basso, non ne ho le prove. Ma per il resto direi che i conti tornano.

Primo sintomo, il sito web della TIM dove a più riprese compaiono le immagini della soubrette di turno di dubbio talento (e anche di dubbia bellezza). Non conta chiuderla, quella finestrina, perché al prossimo giro comparirà di nuovo. Se il sito e tutta la campagna pubblicitaria avessero una qualche parvenza di essere destinati a un pubblico diverso dall’ometto bavoso di cui dicevo, non si farebbe così tanto leva sulla tipa e le sue tette, lo sguardo ammaliante e il labbro pendulo di una che ha appena ricevuto un manrovescio.

Per quanto riguarda il quoziente intellettivo, è come se la Telecom non volesse mai avere utenti più preparati o più svegli dei suoi centralinisti (o dei suoi consulenti di zona—altro capitolo doloroso che non apro), che di conseguenza vanno in crisi di fronte a situazioni che non corrispondono al loro manuale di base. Nell’ultimo mese sono tornato alla Telecom con la mia linea fissa, dopo un’esperienza infernale con una compagnia di seconda mano. Per via di varie turbolenze nella procedura, la richiesta di attivazione della nuova ADSL è avvenuta tre volte. E tre è il numero di router ADSL che mi sono stati consegnati nel corso delle ultime tre settimane—in aggiunta a quello che mi era rimasto dal 2009, perfettamente in funzione, che la Telecom non aveva mai rivoluto.

Viene fuori che se uno rifiuta la consegna del router l’intera pratica di attivazione della linea viene annullata. Dimostrazione di cecità, inflessibilità amministrativa e tecnologica e mancanza di sensibilità ambientale. La cosa positiva, almeno, è che la prossima volta (e le seguenti due) che il router mi si fonde non avrò bisogno di aspettare i tempi di reazione mastodontici della Telecom per potermi rimettere online.

Però non posso fare a meno di notare l’aspetto ridicolo della situazione, un altro dei sintomi che mi fanno pensare che la Telecom sia un’azienda brava solo a connettere dei doppini di rame (le uniche persone competenti e anche mediamente gentili con cui ho parlato sono proprio i tecnici che collegano le linee). Per il resto, quasi zero. Qualche giorno fa la mia nuova linea era muta, e ho chiamato il 191 (senza linea non avevo niente da fare, tanto valeva rompere un po’ le scatole a loro):

“La sua linea ADSL non è ancora attiva”

“So che non vi risulta attiva, ma è in funzione da lunedì”

“Non è possibile, sarà attiva con un’altra compagnia”

“Guardi, non ho un’altra compagnia, è attiva con Telecom.”

La conversazione è andata avanti ancora un paio di minuti, con la tipa del call center che si scaldava, insistendo che assolutamente la linea non era attiva, e io che a mia volta mi imbufalivo per la sua insolenza. Unica nota negativa di avere un iPhone: l’impossibilità fisica di sbattere il telefono in faccia all’altra persona.

Tra gli altri sintomi, il famoso sito chiamato “Impresa Semplice” (una contraddizione in termini, visto che usarlo è davvero un’impresa), la cui interfaccia è così poco coerente che cambia di pagina in pagina, con voci di menu che non si lasciano cliccare e pagine mancanti che consigliano di “riprovare più tardi.” Tra le mie linee è elencata anche quella che non è più attiva da un anno, ma non figura la mia linea TIM, a cui si accede (con mia sorpresa) facendo clic su “configura il tuo telefono” nel menu di destra, che non accenna né a TIM né alla telefonia mobile. Questa è la vera attenzione della Telecom per il web, le nuove tecnologie e i suoi utenti evoluti. Cosa che mi fa pensare che il cliente-tipo della Telecom non sia affatto un utente evoluto, ma quell’ometto bavoso che compra lo smartphone perché gliel’ha detto la soubrette dei suoi sogni.