antiorario

La mia ora legale

Torniamo alla programmazione normale.

9 agosto. Quando comincia il Sudovest, comincia anche il deserto. Basta con la monotonia cerebroledente delle autostrade di Virginia, Tennessee, Mississippi e Louisiana e le loro file interminabili di alberi sui due lati: uno potrebbe addormentarsi a Roanoke e svegliarsi appena prima del lago Pontchartrain e credere di essersi appisolato solo per pochi secondi. Per quanto possa essere divertente investire armadilli vaganti o prendere in giro i nomi delle cameriere durante una fermata a Nientediniente, MS, è solo quando la vista si perde all’orizzonte che il cervello si può sentire finalmente a casa. Oppure succede solo al mio.

Non voglio comunque dire che guidare da Fort Stockton a Tucson sia stata una bazzecola. Nel New Mexico c’è un tipo diverso di niente, forse persino più tangibile e reale. Ma almeno uno non è costretto a guidare per otto ore e mezza chiedendosi che cosa ci possa essere dall’altra parte di quei maledetti alberi, che cosa mai stiano nascondendo, quali persona interessanti abiteranno in quelle case certamente sontuose. (La risposta può essere, di nuovo: niente e nessuno, o almeno molto poco e molto pochi.)

Il New Mexico non mente e non nasconde: mostra il suo territorio aperto e inospitale, dove il navigatore GPS non può fare altro che segnalare una leggera curva a sinistra tra 257 miglia.

Durante il tragitto siamo riusciti a cambiare due fusi orari entro poche ore. È un’impresa se uno non sta volando, a meno che non ci sia di mezzo l’Arizona. L’Arizona pensa che l’ora legale non abbia senso, quindi durante i mesi estivi si aggrega al Pacific Time. Forse non ha bisogno delle ore di luce in più la sera, e non sarò certo io a darle torto.

Arrivare a Tucson a metà pomeriggio, quando la testa è già all’ora di cena, è un sollievo per molte ragioni sbagliate. Uno si sente come se avesse un tempo infinito a disposizione, e l’aria calda diventa un diversivo piacevole rispetto al clima controllato della macchina.