antiorario

Le mie mille miglia

Sono nella lobby del Thrifty Inn vicino all’aeroporto di Nashville. Ieri sera abbiamo fatto le nostre prime 1000 miglia, cambiato il nostro primo fuso orario e ricevuto la nostra prima (e possibilmente ultima) multa per eccesso di velocità.

D’accordo, queste cose succedono. Continuo a sostenere che succedano più facilmente se uno ha una targa del New York. Le uniche volte che sono stato fermato dalla polizia (be’, non io in particolare, visto che non ero mai al volante, considerato che le prime due volte avevo 13 anni) avevo una targa del New York.

Credo di essere stato piuttosto nervoso ieri. Mi capita ogni volta che mi allontano a sufficienza dalla costa. È una specie di ansia che gli Stati Uniti interni tendono a darmi, e non so se sia del tutto immotivata. Ma ieri stavo anche andando a conoscere il mio futuro editore, sperduto nei monti della North Carolina. Non era il mio ritardo a rendermi nervoso. Il ritardo si può spiegare e scusare, quindi non era la ragione. Era l’idea stessa di andare a conoscere persone con cui ero stato in contatto per qualche mese, con cui avrei instaurato un rapporto di affari, che si sarebbero aspettate che io producessi, consegnassi, facessi un buon lavoro.

Non che le altre persone non si aspettino lo stesso da me. Ma c’era qualcosa che rendeva questo incontro più entusiasmante. E siccome non potevo uscire dalla macchina e urlare o fare una corsa (o una nuotata), mi sentivo nervoso. Dopo Jefferson e fino a Nashville mi sono sentito sollevato e felice. Persino dopo la cena al Grandslam Pizza and Wings da qualche parte in Tennessee – un posto scelto perché pubblicizzava una rete senza fili gratuita, e che non era malvagio, solo un posto dove non ci si aspetterebbe di veder capitare due turisti.

(Non mi metterò a decidere se siamo o meno turisti.)