antiorario

Il mio viaggio sulla strada

Dopo tre giorni a New York, sto facendo colazione allo Starbucks di Washington Heights, e preparo gli ultimi dettagli del viaggio sulla strada. Tra poco più di tre ore incontrerò Matteo all’aeroporto di Newark, dove, si spera, ci aspetta la macchina che abbiamo noleggiato.

Pare che New York mi dia un cielo abbastanza pulito questa mattina, al contrario delle piogge folli di ieri pomeriggio. Sarò chiaro: mi sono andate benissimo. La temperatura era piacevole, e avere un ombrello (che, nel mio caso, ha cominciato a cadere a pezzi, come ogni ombrello io abbia mai portato a New York) basta a tenere sotto controllo la situazione.

E poi basta una passeggiatina nella Subway per asciugarsi del tutto – tranne per un po’ di sudore residuo, dovuto al clima tropicale delle gallerie. (E io che pensavo che l’inferno fosse un posto asciutto.)

La nostra prima tappa ci porterà a Washington, D.C., che è un’aggiunta dell’ultima ora. Non troppo lontano, quanto basta per riscaldarci.

Vista l’incertezza nella connessione di rete, non posso garantire la continuità dei miei articoli. E neppure la mia prontezza nel renderli bilingui. Per facilitare le cose, li manterrò brevi e rilevanti. Niente discorsi sul tempo, a parte quando necessario (dopo tutto è stagione di uragani).