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Orme di Antiorario

A Imola qualcosa puzza

Siamo a Imola, è sabato, intorno alle 5 di mattina. Da quando, in maggio, ho cominciato a tenere le finestre aperte durante la notte, il buon sonno del sabato mattina è stato regolarmente interrotto da un improvviso cambiamento nell’odore dell’aria. E mi sembra odore di plastica bruciata da qualche parte fuori città, anche se forse non è così fastidioso. Oppure odore di qualche concime, ma chi concima tutti i sabati alla stessa ora?

La pestilenza è come una goccia di inchiostro nell’acqua, e sembra che la direzione del vento non importi: l’odore è dappertutto, e quando uno si alza a chiudere le finestre è troppo tardi. Non resta che aspettare, perché l’invasione dura poco. Mezz’ora, forse, e tutto torna normale – tranne il cervello, che continua a sentirlo e a non voler dormire.

Facebook come la Smemo?

Ieri, pensando a Facebook, ho avuto un’illuminazione. È facile che arrivi tardi, e che la cosa fosse già chiara a tutti da tempo – che devo dire, sarò un po’ lento. Ma almeno serve a spiegarmi perché, nonostante mi sia convinto a usare Facebook (con moderazione), continui a riceverne una sensazione di fastidio.

Ecco l’illuminazione: Facebook è il sostituto del diario di scuola. Non, naturalmente, nella funzione ufficiale del diario, quella di tenere traccia dei compiti da fare, ma nell’altra, preferita dalla maggior parte degli studenti (do per scontato che sia ancora così), che è una funzione propriamente comunicativa. Comunicazione del proprietario del diario verso l’esterno (quasi una forma di broadcasting, anche se per lo più circoscritto alla classe) e interazione con altri individui.

La mia nuova New Orleans

[flickr-photo:id=3439642334,size=s] [flickr-photo:id=3438829967,size=s] [flickr-photo:id=3447385804,size=s] L’ultima volta volta che ero stato a New Orleans avevo pensato che non ce ne sarebbe stata un’altra. Era l’ultima settimana di agosto del 1998, e dopo giorni di caldo senza tregua e di umidità al massimo eravamo fuggiti da Earl, tempesta tropicale che minacciava di abbattersi sulla città. Eravamo riusciti a prendere uno degli ultimi voli prima che l’aeroporto sospendesse i decolli.

Earl non diventò mai uragano, e deviò il suo corso prima di raggiungere la città, ma restò la degna conclusione di una settimana passata in condizioni disumane a sgomitare tra i turisti (gli altri turisti) e a cambiare vestiti tre volte al giorno.

Mese musicale: soddisfazione (prima) e attesa (dopo)

Manca meno di una settimana al lancio del nuovo album degli U2, No Line on the Horizon, previsto per il 4 marzo. In effetti manca ancora meno, visto che su iTunes 1 le prevendite sono aperte da tempo, e che la «spedizione» dovrebbe avvenire il 27 febbraio. Tra due giorni, quindi, senza che io muova ulteriori dita il mio iMac dovrebbe avvertirmi di una sorpresa in arrivo. E speriamo che la sorpresa sia positiva.


  1. i link agli album aprono iTunes ↩︎

Fatti della settimana (5-11 gennaio 2009)

La settimana scorsa sono successe molte cose, sia nel mondo esterno sia nel mio piccolo, dove sembra che alcune notizie arrivino con un ritardo sorprendente.

Macworld

In quella terra incantata ma reale altrimenti nota come San Francisco era la settimana di Macworld. La descrizione migliore l’hanno di sicuro data via e-mail i miei amici berkeleyani Sheila e Lloyd:

È stato il Macworld più calmo in assoluto. Tu non c’eri – Steve Jobs non c’era.

Mi fa piacere che la mia assenza non sia passata del tutto inosservata. D’altra parte, l’assenza del signor Jobs ha fatto parlare molto, tanto che non ho bisogno di soffermarmici. Nonostante non ci fosse lui a presentare la keynote, e l’abbia lasciata a Phil Schiller, non credo che sia stata deludente come molti sostengono.

La mia tabula rasa

Dopo quattro anni e mezzo di Orme (e a dieci dalla prima volta che ho messo in rete il primo file HTML di quel sito che sarebbe poi diventato Antiorario), ho pensato di dare una svolta, data la carenza di articoli (soprattutto di quelli interessanti) negli ultimi tempi. Certo, il concetto di «interessante» è sempre relativo, ma mi rendo conto che le mie Orme si siano inabissate da questo punto di vista.

Una delle ragioni di questa carenza è senz’altro l’abbondanza di scrittura al di fuori di Antiorario. (Nonostante l’abbondanza, però, non mi pare di scrivere mai abbastanza.) Credo che persino Twitter abbia contribuito, con il suo ruolo di valvola di sfogo poco impegnativa – basta un pensiero per scrivere un tweet, posso farlo dall’iPhone con una mano sola, e ho la certezza che quelle due righe, in quei dieci secondi sulla home page di Twitter, verranno lette da molte più persone di quante non abbiano voglia di arrivare su Antiorario.

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