antiorario

Orme di Antiorario

La mia tazza di tè

Mi rendo conto sempre più di quanto mi manchino, quando sono a casa, le passeggiate vaganti tipiche di quando sono in viaggio. E non mi manca solo la possibile aria di vacanza. Certo, mi manca il fatto di non avere altro da fare che stare a zonzo con in mano una tazza di tè (ossia un bicchierone di carta, come si usa in America), ma c’è di più: sembra che anche solo l’idea di staccare dal solito lavoro alla scrivania mi dia un impulso di creatività. Il segreto però, penso, sta nello sfruttare subito questo impulso—se possibile appena rientro in casa.

I miei troppi weblog

Con un libro sulla televisione finalmente in vendita in un noto negozio online, ho pensato che fosse ora di prendere più sul serio il mio scrivere di televisione. Dunque a partire da oggi tutte le mie divagazioni televisive avranno una nuova casa in Onde: a TV weblog su questo stesso sito.

Ho scelto il nome, Onde, perché mi pare ancora molto poetico e, a questo punto, anche un po’ rétro quando si tratta di televisione. Per non parlare del fatto che la parola somiglia parecchio a Orme, che per gli ultimi sei anni è stato il mio weblog personale.

Il contenuto iniziale di Onde comprende tutte le Orme di argomento televisivo pubblicate nell’ultimo anno e mezzo—ma niente paura, i vecchi link continueranno a funzionare.

Il mio orologio senza lancette

Si può fare a meno di cercare di leggere l’ora sull’orologio nella nostra stanza d’albergo a Valenza. Ha un quadrante, va bene. Ha anche, appeso, quello che mi sembrerebbe un cucù di peluche. Ma non ha le lancette. Sì, il nostro albergo, a due passi dall’impressionante Città delle Arti e delle Scienze, è uno di quelli con stanze tematiche che viaggiano sul confine tra umorismo e Kitsch—e lo superano spesso e volentieri.

Il viaggio da Barcellona—o meglio, da Viladecans, vicino all’aeroporto, dove siamo stati la notte dopo il mio arrivo—ci ha portati a Sitges per una colazione tardiva, che alla fine è diventata un pranzo fatto di polipetti, e, più tardi, a Sagunt, dove ho dovuto per forza sfoggiare le mie doti di pilota grazie a certe stradine di paese strette e raggomitolate su per le colline.

I miei oggetti tangibili

My Moo box

Sarà perché più che altro ho a che fare con questioni intangibili, ma ricevere una scatola piena di oggetti ben progettati, ben fatti, ben confezionati è stato l’evento di ieri. Un paio di settimane fa stavo per ordinare una scorta di biglietti da visita da Moo, e ho deciso di aggiungere qualcosa di nuovo. (A parte il fatto che ne ho ordinati ben duecento, che mi dureranno per cinque anni.)

Prova a cancellarmi

Ho ricevuto la busta promozionale del Club degli Editori, e mi sono sentito di nuovo negli anni ‘80. È tutto com’era una volta: i fantastici, imperdibili regali, i francobolli con la scelta dei libri da incollare alla cartolina di adesione. Ora che ci penso, manca proprio solo la parola «aderisca»—evidentemente pensano che nessuno la capisca più.

Ma a differenza degli anni ‘80, adesso c’è l’informativa sul trattamento dei dati. E prima dell’informativa, questa segnalazione:

Ritaglio informativa Mondolibri

Non vuole essere aggiornato su altre interessanti offerte commerciali? Mondolibri aderisce a «Cancellami,» il servizio nato per aiutarla a non ricevere comunicazioni indesiderate. Per collegarsi vada su www.cancellami.it

Peccato che il dominio in questione sia occupato da uno squatter—per dire quanto utile sia stato il servizio.

Ma la vera domanda è: chi diavolo ha dato il mio indirizzo al Club degli Editori?

I miei SUV

Secondo un articolo di oggi su repubblica.it, «Cani e gatti antiecologici, consumano come un’auto»

Chi […] sta pensando di prendere un cucciolo […] dovrebbe limitare la scelta a conigli o pulcini. Insomma, ad animali che restituiscono l’energia che consumano, poiché da essi si ricava cibo.

Che sia ora di addestrare quei due pelandroni di Dmitri e Piotr alla ricerca del tartufo? Almeno avrebbero meno energia per azzannarsi le orecchie a vicenda.

La mia corsa finale

Il nulla dell’interno della California è rassicurante. Be’, non è rassicurante di per sé, ma lo è senz’altro l’idea di essere a una sterzata brusca di distanza dalla costa pacifica, e a poche centinaia di miglia dalle grandi città – e che città!

12 agosto. Abbiamo deciso di non fare la statale californiana 1 – quindi di evitare Big Sur, Carmel e Monterey – solo perché ci avrebbe fatto rallentare il viaggio di un’altra notte. Di certo non perché avessimo avuto abbastanza esperienze kerouachiane durante il viaggio.

La mia vibrazione techno

Francamente, la prospettiva di guidare fino a Los Angeles a quella che sembrava l’ora di punta del pomeriggio poteva essere terrificante. Anche considerato che Hilary, che ci avrebbe dato un posto dove stare per la notte, non abita esattamente sul lato sud dell’area metropolitana. Avevo ricordi vivi di quattro ore passate sulla corsia nord dell’Interstate 405 in un viaggio precedente e condizioni simili, e speravo di non dover ripetere l’esperienza.

Torniamo all’11 agosto. Hilary, che è la persona più rilassata e tranquilla del pianeta, ha detto che ci avrebbe aspettati, visto che stava solo passando del tempo a casa con un amico. Forse la sua tranquillità ci ha portato fortuna, visto che siamo arrivati alla sua porta nel tempo stesso indicato dal navigatore GPS, e abbiamo trovato lei e l’amico a sbevazzare e provare canzoni sul divano.

La mia esplorazione

Mi rendo conto che il nostro viaggio non era fatto né per turismo né per esplorazione. Eravamo i viaggiatori inesistenti, il cui unico scopo nell’attraversare il paese era quello di arrivare dall’altra parte nel minor tempo possibile.

Ma era davvero così? Se fosse stato quello il caso, avremmo preso un’Interstate con un numero più alto e guidato attraverso distese molto più ampie di nulla – forse avremmo persino pagato molto meno in vitto e annoio.

Quindi non eravamo turisti ma neanche traslocatori. Non eravamo viaggiatori, esploratori, ma neppure insensibili a ciò che ci circondava. Specialmente quando si trattava di California. C’era un solo progetto dopo la colazione a San Diego (uno dei forse due unici pasti fatti in ristoranti che non facessero parte di catene): arrivare a una spiaggia, toccare l’oceano, sporcarci i piedi di sabbia e fregarcene se fosse rimasta lì fino alla fine del viaggio.

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