antiorario

La mia tazza di tè

Mi rendo conto sempre più di quanto mi manchino, quando sono a casa, le passeggiate vaganti tipiche di quando sono in viaggio. E non mi manca solo la possibile aria di vacanza. Certo, mi manca il fatto di non avere altro da fare che stare a zonzo con in mano una tazza di tè (ossia un bicchierone di carta, come si usa in America), ma c’è di più: sembra che anche solo l’idea di staccare dal solito lavoro alla scrivania mi dia un impulso di creatività. Il segreto però, penso, sta nello sfruttare subito questo impulso—se possibile appena rientro in casa.

Non fare attenzione alle chiamate non risposte, all’e-mail in arrivo, o a quel mucchio di vestiti che aspettano di essere piegati da una settimana (dev’essere l’opposto della filosofia del Getting Things Done, che tra l’altro non credo di afferrare davvero): una qualsiasi di quelle cose lì, e l’impulso creativo verrà vaporizzato. Cosa che spiega perché fare una camminata a zonzo sia più efficace di una corsa o di un giro in bici o, anche, di una nuotata: tutte attività che, specialmente in questa stagione uggiosa, al rientro richiedono parecchio lavoro che annienta qualsiasi pensiero creativo sia stato prodotto durante mentre la mente era a spasso.

Se poi riuscissi a far sembrare normale l’andarmene in giro per le strade italiane con una tazza di tè in mano, sarebbe perfetto. Ma credo che la maggior parte degli italiani la vedrebbe come una cosa al limite della follia.