antiorario

Il mio orologio senza lancette

Si può fare a meno di cercare di leggere l’ora sull’orologio nella nostra stanza d’albergo a Valenza. Ha un quadrante, va bene. Ha anche, appeso, quello che mi sembrerebbe un cucù di peluche. Ma non ha le lancette. Sì, il nostro albergo, a due passi dall’impressionante Città delle Arti e delle Scienze, è uno di quelli con stanze tematiche che viaggiano sul confine tra umorismo e Kitsch—e lo superano spesso e volentieri.

Il viaggio da Barcellona—o meglio, da Viladecans, vicino all’aeroporto, dove siamo stati la notte dopo il mio arrivo—ci ha portati a Sitges per una colazione tardiva, che alla fine è diventata un pranzo fatto di polipetti, e, più tardi, a Sagunt, dove ho dovuto per forza sfoggiare le mie doti di pilota grazie a certe stradine di paese strette e raggomitolate su per le colline.

A parte il castello, enorme e bellissimo, che siamo riusciti a vedere solo da lontano—nonostante i miei tentativi di avvicinarmici in macchina—Sagunt è una città parecchio triste, che mi ha ricordato molto un certo paesino lucano che ho visitato qualche estate fa. L’unica differenza degna di nota era l’odore di fiori persistente che ci accompagnava, e che stranamente non sono riuscito a identificare subito come quello degli azahares, ossia le zagare che punteggiano tutta la zona.

Devo ammettere che ci abbiamo messo qualche secondo di troppo ad associare la vista delle arance sugli alberi con il nome di Valenza, un’illuminazione ovvia e nello stesso tempo inaspettata. Ma una delle cose davvero buone di Valenza stessa è che l’odore di zagare si sente dappertutto in città in questa stagione, ed è spesso così intenso che il vento riesce a portarlo lontano dall’origine. Niente di meglio di un pranzo leggero nella brezza tiepida e profumata del Carrer dels Llibrers, di fronte alla borsa, dove ci distinguevamo chiaramente dal gruppo di clienti molto locali, senza per questo sentirci fuori posto neanche per un attimo.