antiorario

La mia corsa finale

Il nulla dell’interno della California è rassicurante. Be’, non è rassicurante di per sé, ma lo è senz’altro l’idea di essere a una sterzata brusca di distanza dalla costa pacifica, e a poche centinaia di miglia dalle grandi città – e che città!

12 agosto. Abbiamo deciso di non fare la statale californiana 1 – quindi di evitare Big Sur, Carmel e Monterey – solo perché ci avrebbe fatto rallentare il viaggio di un’altra notte. Di certo non perché avessimo avuto abbastanza esperienze kerouachiane durante il viaggio.

Il nostro ultimo incontro con l’Oceano Pacifico è stato a Santa Barbara, città di brezza e vento, e anche infestato di turisti italiani lamentosi. Non li capisco davvero – e non per il loro bisogno compulsivo di essere sempre così ftamente riconoscibili anche da un chilometro di distanza. Quello che non afferro è la scontrosità, l’impressione che danno di non essere in viaggio di propria volontà ma perché la storia gliel’ha ordinato. E si lamentano di tutto: del caldo, del freddo – il secondo poi di solito è la favolosa brezza della California, che ovviamente li rispedirebbe a casa con la polmonite se mai decidessero di abbandonare i jeans e le giacche a vento a favore di vestiti più estivi.

Non sapevo certo (anche se me lo sarei dovuto semplicemente ricordare) che San Francisco sarebbe stata afflitta in modo simile da mandrie di persone a cui non bisognerebbe mai permettere di avere un passaporto.