antiorario

Il mio loop infinito

Dimentichiamo per un secondo il viaggio sulla strada e andiamo avanti veloce alla sera del 14 agosto. Vorrei solo dire che gli avocadi sono gustosi e fanno succedere cose buone anche soltanto a comprarli.

Mentre guidavo verso Palo Alto, Marie mi ha chiamato per chiedermi di comprare degli avocadi, quindi mi sono fermato al supermercato Mollie Stone’s in California Avenue (uno dei miei vecchi parchi giochi, o almeno il posto dove nacque il mio inglese). Devo dire che ci ho anche messo del tempo: chi avrebbe mai detto che persino in California gli avocadi arrivassero sullo scaffale duri come il marmo?

Quando sono arrivato alla cassa, ho avuto una visione: dolcevita nero, jeans, New Balance. Si aggiunga il fatto che ero a Palo Alto e si ottiene l’unica possibile soluzione: Steve Jobs. La versione più magra e concentrata del mio tecnoguru preferito.

L’iPhone che avevo in tasca e il MacBook Air nello zaino hanno cominciato a gridare, «Papà?» (a lui) e, «Non osare non parlargli» (a me), e quindi sono andato a fare la fila dietro di lui e la persona con cui era.

Prima che me ne renda conto, lo sto chiamando, «Signor Jobs?» e gli chiedo di potergli stringere la mano – nonostante io sappia perfettamente che è una cosa che non fa, per ragioni molto ovvie – e mi scuso come un cretino totale.

Presto, la sua attenzione ha la durata di quella di un ragazzino delle superiori – non per le stesse ragioni. Ho giocato la carta del turista italiano, e oh che cosa incredibile incontrarlo lì mentre ero a Palo Alto solo per un’ora o due.

La ragazza alla casa non aveva idea di chi lui fosse, ed era del tutto disinteressata al tremore alle mie mani. Venti minuti e due tweet più tardi sono riuscito a uscire dal parcheggio, verso la luce del tramonto sul Camino Real, che non mi era mai sembrata più dorata e calda.