antiorario

La mia stella solitaria

Nel nostro terzo giorno di Texas siamo ancora a più di duecento miglia dal suo confine occidentale. All’arrivo a Fort Stockton la notte scorsa ci siamo resi conto che 1) nonostante questa sia la prima città degna di nota sulla Interstate 10 dopo San Antonio, era troppo tardi per trovare qualcosa di ragionevole da mangiare, e 2) i climi umidi del Sud erano ormai nel passato, ed eravamo finalmente entrati nel Sudovest.

Sarebbe stato perfetto passare la serata calda e ventosa intorno alla piscina del motel, se non fosse stata chiusa per ore. E considerato anche che oggi ci aspetta un altro lungo giorno alla guida, per poter arrivare a Tucson a un orario decoroso.

Il fatto notevole di venerdì è stato che la macchina aveva bisogno di qualche genere di manutenzione, quindi ho chiamato Houston (ossia l’ufficio Hertz del Bush Intercontinental Airport) e mi hanno detto che me l’avrebbero sostituita. Questo ha comportato una deviazione e un po’ di tempo passato a fare in modo che tutto il nostro bagaglio e i passeggeri (un tigrotto di pezza e un alligatore gonfiabile ma al momento sgonfio – nessuno dei due appartenenti a me) fossero trasposti nel nuovo veicolo.

Dopo un giorno intero sulla strada fin da New Orleans, eravamo arrivati a Austin intorno alle 3 di notte, di sicuro non un gran bello spettacolo.