antiorario

Orme di Antiorario

Commedia aziendale

Una fonte che resterà anonima mi ha mandato questo splendido esempio di commedia aziendale. Lo pubblico come l’ho ricevuto—ho cambiato solo i nomi per salvaguardare l’ultimo straccio di dignità della persona coinvolta.

Buon divertimento.

Il mio nuovo lancio

Questo sito è sempre stato terreno di sperimentazione, cosa che non ha sempre avuto un effetto positivo sul suo aspetto, sul suo funzionamento, o sulla freschezza dei suoi contenuti. Nei mesi scorsi ho cercato di trovare delle idee per migliorarlo, e ho tenuto gli occhi e gli orecchi aperti per capire che cosa stessero facendo i designer che hanno a cuore il contenuto. Sono stato particolarmente ispirato dal diario di Craig Mod, che è stato progettato più come una collezione di saggi che un blog.

Il mio minuto e ventidue secondi

Dieci anni fa mi sono laureato all’Università di Bologna. In via di festeggiamento, oggi ho deciso di copiare il video originale sul computer e di estrarre un minuto e ventidue secondi di me che cerco di spiegare il senso della mia tesi. E che ripeto parecchio la parola “musicale”. E che muovo le mani—sostengo che fosse per nascondere quanto mi tremassero.

Dopo avere aspettato il mio turno per tipo dieci ore, alla fine di tutto mi sembrava che la mia vista fosse più chiara, l’aria più calda, e Bologna più pulita. L’avevo dimenticato.

Il labbro pendulo di Telecom Italia

Vari sintomi mi fanno pensare che il cliente-tipo di Telecom Italia sia un ometto (nel senso di maschio italiano di bassa statura fisica e morale) di scarso quoziente intellettivo e che ha poca dimestichezza con la tecnologia. D’accordo, quella della bassa statura è un colpo—per l’appunto—basso, non ne ho le prove. Ma per il resto direi che i conti tornano.

La mia tazza di tè

Mi rendo conto sempre più di quanto mi manchino, quando sono a casa, le passeggiate vaganti tipiche di quando sono in viaggio. E non mi manca solo la possibile aria di vacanza. Certo, mi manca il fatto di non avere altro da fare che stare a zonzo con in mano una tazza di tè (ossia un bicchierone di carta, come si usa in America), ma c’è di più: sembra che anche solo l’idea di staccare dal solito lavoro alla scrivania mi dia un impulso di creatività. Il segreto però, penso, sta nello sfruttare subito questo impulso—se possibile appena rientro in casa.

I miei troppi weblog

Con un libro sulla televisione finalmente in vendita in un noto negozio online, ho pensato che fosse ora di prendere più sul serio il mio scrivere di televisione. Dunque a partire da oggi tutte le mie divagazioni televisive avranno una nuova casa in Onde: a TV weblog su questo stesso sito.

Ho scelto il nome, Onde, perché mi pare ancora molto poetico e, a questo punto, anche un po’ rétro quando si tratta di televisione. Per non parlare del fatto che la parola somiglia parecchio a Orme, che per gli ultimi sei anni è stato il mio weblog personale.

Il contenuto iniziale di Onde comprende tutte le Orme di argomento televisivo pubblicate nell’ultimo anno e mezzo—ma niente paura, i vecchi link continueranno a funzionare.

Il mio orologio senza lancette

Si può fare a meno di cercare di leggere l’ora sull’orologio nella nostra stanza d’albergo a Valenza. Ha un quadrante, va bene. Ha anche, appeso, quello che mi sembrerebbe un cucù di peluche. Ma non ha le lancette. Sì, il nostro albergo, a due passi dall’impressionante Città delle Arti e delle Scienze, è uno di quelli con stanze tematiche che viaggiano sul confine tra umorismo e Kitsch—e lo superano spesso e volentieri.

Il viaggio da Barcellona—o meglio, da Viladecans, vicino all’aeroporto, dove siamo stati la notte dopo il mio arrivo—ci ha portati a Sitges per una colazione tardiva, che alla fine è diventata un pranzo fatto di polipetti, e, più tardi, a Sagunt, dove ho dovuto per forza sfoggiare le mie doti di pilota grazie a certe stradine di paese strette e raggomitolate su per le colline.

I miei oggetti tangibili

My Moo box Sarà perché più che altro ho a che fare con questioni intangibili, ma ricevere una scatola piena di oggetti ben progettati, ben fatti, ben confezionati è stato l’evento di ieri. Un paio di settimane fa stavo per ordinare una scorta di biglietti da visita da Moo, e ho deciso di aggiungere qualcosa di nuovo. (A parte il fatto che ne ho ordinati ben duecento, che mi dureranno per cinque anni.)

Prova a cancellarmi

Ho ricevuto la busta promozionale del Club degli Editori, e mi sono sentito di nuovo negli anni ‘80. È tutto com’era una volta: i fantastici, imperdibili regali, i francobolli con la scelta dei libri da incollare alla cartolina di adesione. Ora che ci penso, manca proprio solo la parola “aderisca”—evidentemente pensano che nessuno la capisca più.

Ma a differenza degli anni ‘80, adesso c’è l’informativa sul trattamento dei dati. E prima dell’informativa, questa segnalazione:

Ritaglio informativa Mondolibri

Peccato che il dominio in questione sia occupato da uno squatter—per dire quanto utile sia stato il servizio.

Ma la vera domanda è: chi diavolo ha dato il mio indirizzo al Club degli Editori?

I miei SUV

Secondo un articolo di oggi su repubblica.it, “Cani e gatti antiecologici, consumano come un’auto

Chi […] sta pensando di prendere un cucciolo […] dovrebbe limitare la scelta a conigli o pulcini. Insomma, ad animali che restituiscono l’energia che consumano, poiché da essi si ricava cibo.

Che sia ora di addestrare quei due pelandroni di Dmitri e Piotr alla ricerca del tartufo? Almeno avrebbero meno energia per azzannarsi le orecchie a vicenda.

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