antiorario

Lost e il senso (smarrito) della lingua

Mi rendo conto che sia facile sparare sui doppiatori, viste le condizioni in cui immagino siano costretti a lavorare. Da quando, l’anno scorso, i canali di Fox hanno cominciato a mandare in onda le serie americane ancora prima della fine della stessa stagione, senz’altro il lavoro di traduzione e doppiaggio dev’essere diventato parecchio frenetico.

Questa premessa non può, però, essere una scusa per il modo in cui, nel doppiaggio, i personaggi perdono spessore e, in alcuni casi sfociano nel ridicolo.

Prendiamo ad esempio il caso di Lost, che ha tra i tratti più notevoli proprio il trattamento dei personaggi. La serie – in particolare la prima stagione – si fonda sulle differenze culturali, che in buona parte vengono manifestate nei diversi accenti assunti dalla lingua inglese: dallo “standard” californiano a quello di New York, dall’australiano allo scozzese. Tutte sfumature che per forza non possono che essere perse nel processo di traduzione e doppiaggio in italiano.

Visto che sarebbe ridicolo associare a ciascuna delle cadenze una specifica cadenza regionale italiana, mi accontento del fatto che queste differenze vengano appiattite a favore di un italiano più o meno standard.

L’unica eccezione a questa regola esiste nel caso di personaggi che non sono parlanti nativi della lingua inglese, cosa che puntualmente viene resa pertinente nel doppiaggio. E qui mi tocca parlare della triste sorte di Sayid Jarrah. Naveen Andrews, l’attore che lo interpreta, trasforma il proprio accento britannico in una generica cadenza mediorientale, compatibile con una persona che abbia imparato l’inglese come lingua straniera. Fin qui niente di strano. Quello che si nota di Sayid, però, è che la lingua che parla è molto corretta, a volte persino ricercata – senz’altro molto più di quella di parlanti nativi come Hurley o Charlie.

Messo di fronte al doppiaggio italiano, ho notato due cose. La prima è che il doppiatore non fa nessuno sforzo di localizzazione culturale, e rende la lingua del personaggio nello stereotipo del (chiedo scusa) “bovero negro.” Ci manca solo che usi tutti i verbi all’infinito. La seconda cosa è che gli fa commettere errori evidenti, primo tra tutti il mancato uso del congiuntivo.

Ora, è chiaro che l’uso del congiuntivo in Italia sta andando in malora. (Non voglio lanciarmi in una filippica in questo senso.) Ma proprio per questo, vista la cura con cui il personaggio originale è stato costruito anche in senso linguistico, sarebbe stato giusto mantenere le sue peculiarità. Sayid non è un barbaro torturatore che sa a malapena esprimersi; è, al contrario, un personaggio istruito e anche raffinato, un comunicatore che ricorre alla tortura solo quando costretto dal ruolo o dagli eventi.

Lost non è Beautiful, e si sarebbe meritato qualcosa di meglio.